La Chanson des vieux amants
Ho trovato qualche giorno fa questa canzone di Jacques Brel, e visto il persistere dei problemi dall'altra parte, la pubblico qua, spero vi piaccia com'è piaciuta a me:
La chanson des vieux amants
(Jacques Brel 1929-1977)
Bien sûr, nous eûmes des orages
Vingt ans d'amour, c'est l'amour fol
Mille fois tu pris ton bagage
Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient
Dans cette chambre sans berceau
Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien
Tu avais perdu le goût de l'eau
Et moi celui de la conquête
{Refrain:}
Mais mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais je t'aime
Moi, je sais tous tes sortilèges
Tu sais tous mes envoûtements
Tu m'as gardé de pièges en pièges
Je t'ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement
Il nous fallut bien du talent
Pour être vieux sans être adultes
{Refrain}
Oh, mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore, tu sais, je t'aime
Et plus le temps nous fait cortège
Et plus le temps nous fait tourment
Mais n'est-ce pas le pire piège
Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt
Je me déchire un peu plus tard
Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard
On se méfie du fil de l'eau
Mais c'est toujours la tendre guerre
Certo ci fu qualche tempesta
anni d'amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c'era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c'é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c'é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.
Il percorso artistico di Brel inizia da giovane quando, lasciata la famiglia a Bruxelles (vi nasce nel 1929), cerca di sbarcare il lunario esibendosi nei vari locali parigini. Le canzoni di sua composizione, romantiche (spesso malinconiche), immediate, spesso crude e caratterizzate da vere e proprie punture satiriche, spiazzano dapprima il pubblico che si dimostra palesemente ostile, specialmente nei confronti di uno "straniero".Nel recensire un suo spettacolo , un giornalista non manca di fargli notare che "ci sono ottimi treni per Bruxelles".
I veri intenditori , fortunatamente , gli offrono occasioni importanti permettendogli di incidere i suoi primi dischi. Anche Juliette Gréco registra un brano di Jacques Brel"Le diable". Nei suoi testi si fa sempre più insinuante l'affannosa e disarmante ricerca della verità assoluta, quella che, mai come oggi, risulta poco compatibile alle logiche del mercato e della persuasione televisiva; quasi legittimamente indegna di essere detta e cantata.
Jacques Brel, spinto dal bisogno estremo di andare contro le assolute e assodate convenzioni, assume via via caratteri personali propri, fino a sfumare poi in un esistenzialismo umanistico alla Camus (che Brel reputa "cristiano di spirito"). Questo aspetto segna la sua profonda critica alle abitudini degli uomini verso il senso religioso; emblematica questa sua dichiarazione: "lo detesto la carità. Passo il mio tempo a farla semplicemente perché sono troppo debole per imporre la giustizia". La sua fama cresce in modo smisurato, tantochè, dopo il suo primo occasionale trionfo all'Olympià (Marlene Dietrich dà forfait all'improvviso), Brel calca i palcoscenici di mezzo mondo: Europa, Unione Sovietica, Siberia e Caucaso compresi, l'Africa ,l'Asia, l'America.
Nel '65 il suo primo concerto alla Carnegie Hall, dove per vederlo entrano 3800 spettatori ma ottomila restano fuori dai cancelli, è così commentato da un critico newyorkese: "Un avvenimento che segna non solo l'inizio di una nuova era per la canzone moderna, ma anche l'avvento di una tecnica inedita nell'esercizio del mestiere di interprete". E Robert Alden sul "New York Times: "Anche gli spettatori che non sanno una parola di francese hanno capito e interpretato ciò che Brel aveva da dire. Brel non predica con le canzoni. Le vive usando le sue mani grandi, il corpo agile, le braccia espressive. La sua voce potente e persino le gambe hanno malizia e humour".
Tanto entusiasmo, curiosamente, non è condiviso in Italia, dove Brel non è mai stato lanciato né in teatro, né sul mercato discografico (perché è di mercato che si tratta). Il debito con lui, evidentemente, lo abbiamo pagato a posteriori, attraverso l'influenza che ha esercitato sui nostri più significativi cantautori; per cui, affezionatosi a questi, il pubblico italiano ha rimosso l'esistenza dei loro modelli originali, soprattutto se francesi. L'influsso di Brel è vivo ancora oggi e porta la sua cifra in Gino Paoli, Luigi Tenco, Gaber, Endrigo, Lauzi, De André, Guccini, Vecchioni e molti altri.
E' il 1966 quando Brel lascia tutti a bocca aperta scegliendo inatteso il silenzio: a partire dall'anno dopo non canterà più in pubblico. Ecco alcune delle sue spiegazioni: "C'est tout. Ho bisogno di essere coerente e onesto con me stesso. Ho bisogno di libertà". Al giornalista Robert Malat chiarirà: "Non è normale cantare in pubblico. E' normale cantare in bagno perché si è felici, perché si è soli, ma in pubblico no. Quando cantavo morivo di fifa. Se avevo due matinée e una serata, vomitavo tre volte. Era atroce! Ma quando un uomo non ha paura prima di andare a letto con una donna, vuol dire che non l'ama. Con la canzone è la stessa cosa". Ai giornalisti Anne Manson e Michel Dunois : "Mi sentivo diventare il funzionario di un meccanismo, e questo non lo sopporto". Duilio Del Prete (Artista e primo traduttore di Jacques Brel in Italia), disse dell'amico Jacques Brel: "Non poteva più eccellere in una civiltà dove la creatività è condizionata dall'industria culturale e dal mercato di massa. Posso dire, ora, che aveva ragione. Il troppo stroppia."
(Tratto liberamente dal volume: Jacques Brel; di Enrico De Angelis - ARCANA editrice-Milano)
di Gilgamesh | 01/08/2003