01/08/2003

La Chanson des vieux amants

Ho trovato qualche giorno fa questa canzone di Jacques Brel, e visto il persistere dei problemi dall'altra parte, la pubblico qua, spero vi piaccia com'è piaciuta a me:
La chanson des vieux amants (Jacques Brel 1929-1977)
Bien sûr, nous eûmes des orages Vingt ans d'amour, c'est l'amour fol Mille fois tu pris ton bagage Mille fois je pris mon envol Et chaque meuble se souvient Dans cette chambre sans berceau Des éclats des vieilles tempêtes Plus rien ne ressemblait à rien Tu avais perdu le goût de l'eau Et moi celui de la conquête {Refrain:} Mais mon amour Mon doux mon tendre mon merveilleux amour De l'aube claire jusqu'à la fin du jour Je t'aime encore tu sais je t'aime Moi, je sais tous tes sortilèges Tu sais tous mes envoûtements Tu m'as gardé de pièges en pièges Je t'ai perdue de temps en temps Bien sûr tu pris quelques amants Il fallait bien passer le temps Il faut bien que le corps exulte Finalement finalement Il nous fallut bien du talent Pour être vieux sans être adultes {Refrain} Oh, mon amour Mon doux mon tendre mon merveilleux amour De l'aube claire jusqu'à la fin du jour Je t'aime encore, tu sais, je t'aime Et plus le temps nous fait cortège Et plus le temps nous fait tourment Mais n'est-ce pas le pire piège Que vivre en paix pour des amants Bien sûr tu pleures un peu moins tôt Je me déchire un peu plus tard Nous protégeons moins nos mystères On laisse moins faire le hasard On se méfie du fil de l'eau Mais c'est toujours la tendre guerre
Certo ci fu qualche tempesta anni d'amore alla follia. Mille volte tu dicesti basta mille volte io me ne andai via. Ed ogni mobile ricorda in questa stanza senza culla i lampi dei vecchi contrasti non c'era più una cosa giusta avevi perso il tuo calore ed io la febbre di conquista. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall'alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. So tutto delle tue magie e tu della mia intimità sapevo delle tue bugie tu delle mie tristi viltà. So che hai avuto degli amanti bisogna pur passare il tempo bisogna pur che il corpo esulti ma c'é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall'alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia tormenti sulla nostra via ma dimmi c'é peggior insidia che amarsi con monotonia. Adesso piangi molto dopo io mi dispero con ritardo non abbiamo più misteri si lascia meno fare al caso scendiamo a patti con la terra però é la stessa dolce guerra.


Il percorso artistico di Brel inizia da giovane quando, lasciata la famiglia a Bruxelles (vi nasce nel 1929), cerca di sbarcare il lunario esibendosi nei vari locali parigini. Le canzoni di sua composizione, romantiche (spesso malinconiche), immediate, spesso crude e caratterizzate da vere e proprie punture satiriche, spiazzano dapprima il pubblico che si dimostra palesemente ostile, specialmente nei confronti di uno "straniero".Nel recensire un suo spettacolo , un giornalista non manca di fargli notare che "ci sono ottimi treni per Bruxelles". I veri intenditori , fortunatamente , gli offrono occasioni importanti permettendogli di incidere i suoi primi dischi. Anche Juliette Gréco registra un brano di Jacques Brel"Le diable". Nei suoi testi si fa sempre più insinuante l'affannosa e disarmante ricerca della verità assoluta, quella che, mai come oggi, risulta poco compatibile alle logiche del mercato e della persuasione televisiva; quasi legittimamente indegna di essere detta e cantata. Jacques Brel, spinto dal bisogno estremo di andare contro le assolute e assodate convenzioni, assume via via caratteri personali propri, fino a sfumare poi in un esistenzialismo umanistico alla Camus (che Brel reputa "cristiano di spirito"). Questo aspetto segna la sua profonda critica alle abitudini degli uomini verso il senso religioso; emblematica questa sua dichiarazione: "lo detesto la carità. Passo il mio tempo a farla semplicemente perché sono troppo debole per imporre la giustizia". La sua fama cresce in modo smisurato, tantochè, dopo il suo primo occasionale trionfo all'Olympià (Marlene Dietrich dà forfait all'improvviso), Brel calca i palcoscenici di mezzo mondo: Europa, Unione Sovietica, Siberia e Caucaso compresi, l'Africa ,l'Asia, l'America. Nel '65 il suo primo concerto alla Carnegie Hall, dove per vederlo entrano 3800 spettatori ma ottomila restano fuori dai cancelli, è così commentato da un critico newyorkese: "Un avvenimento che segna non solo l'inizio di una nuova era per la canzone moderna, ma anche l'avvento di una tecnica inedita nell'esercizio del mestiere di interprete". E Robert Alden sul "New York Times: "Anche gli spettatori che non sanno una parola di francese hanno capito e interpretato ciò che Brel aveva da dire. Brel non predica con le canzoni. Le vive usando le sue mani grandi, il corpo agile, le braccia espressive. La sua voce potente e persino le gambe hanno malizia e humour". Tanto entusiasmo, curiosamente, non è condiviso in Italia, dove Brel non è mai stato lanciato né in teatro, né sul mercato discografico (perché è di mercato che si tratta). Il debito con lui, evidentemente, lo abbiamo pagato a posteriori, attraverso l'influenza che ha esercitato sui nostri più significativi cantautori; per cui, affezionatosi a questi, il pubblico italiano ha rimosso l'esistenza dei loro modelli originali, soprattutto se francesi. L'influsso di Brel è vivo ancora oggi e porta la sua cifra in Gino Paoli, Luigi Tenco, Gaber, Endrigo, Lauzi, De André, Guccini, Vecchioni e molti altri. E' il 1966 quando Brel lascia tutti a bocca aperta scegliendo inatteso il silenzio: a partire dall'anno dopo non canterà più in pubblico. Ecco alcune delle sue spiegazioni: "C'est tout. Ho bisogno di essere coerente e onesto con me stesso. Ho bisogno di libertà". Al giornalista Robert Malat chiarirà: "Non è normale cantare in pubblico. E' normale cantare in bagno perché si è felici, perché si è soli, ma in pubblico no. Quando cantavo morivo di fifa. Se avevo due matinée e una serata, vomitavo tre volte. Era atroce! Ma quando un uomo non ha paura prima di andare a letto con una donna, vuol dire che non l'ama. Con la canzone è la stessa cosa". Ai giornalisti Anne Manson e Michel Dunois : "Mi sentivo diventare il funzionario di un meccanismo, e questo non lo sopporto". Duilio Del Prete (Artista e primo traduttore di Jacques Brel in Italia), disse dell'amico Jacques Brel: "Non poteva più eccellere in una civiltà dove la creatività è condizionata dall'industria culturale e dal mercato di massa. Posso dire, ora, che aveva ragione. Il troppo stroppia." (Tratto liberamente dal volume: Jacques Brel; di Enrico De Angelis - ARCANA editrice-Milano)
di Gilgamesh at 18:38:50 8 Commenti