29/08/2003
Dunkle Augen
Una breve ma intensa poesia di Herman Hesse, con traduzione e alcune note biografiche in calce.Herman Hesse, nacque a Calw, nel Württemberg, il 2 luglio 1877. Abbandonati gli studi teologici, lavorò come meccanico e poi come libraio; nel 1904 si stabilì sul lago di Costanza, dedicandosi all'attività letteraria. Nel 1911 compì un lungo viaggio in India. Nel 1921 prese la cittadinanza svizzera. Il romanzo che lo rivelo' fu Peter Camenzind (1904), una storia pervasa di idillica malinconia, cui seguirono Sotto la ruota (Unterm Rad, 1906) e diversi volumi di novelle. Gli avvenimenti della prima guerra mondiale produssero in lui una violenta crisi, accentuando la sua tendenza all'introspezione. Si accostò alla psicanalisi e introdusse nei suoi libri nuovi e più maturi elementi di critica sociale (Demian, 1919). Nel 1920 scrisse L'ultima estate di Klingsor, cui seguirono i romanzi Siddharta (1922) frutto del confluire delle esigenze spirituali di Hesse verso il pensiero religioso dell'India, Il lupo della steppa (1927) e Narciso e Boccadoro (1930). Nel 1943 uscì la sua opera più vasta e ambiziosa, il romanzo "Il gioco delle perle di vetro" (Das Glasperlenspiel): in una vicenda fantastica, fortemente influenzata dalle antiche filosofie orientali, Hesse riassume le sue inquietudini spirituali e le sue ricerche religiose e offre la visione utopistica di una comunita' spirituale in cui si realizza una sintesi tra pratica ascetica e vita attiva. Nel 1946 Hesse ricevette il Premio Goethe della città di Francoforte ed il Premio Nobel per la letteratura. Morì per un colpo apoplettico il 9 agosto del 1962. L'opera di Hesse, in qualche modo complementare a quella del suo grande coetaneo Thomas Mann, esprime, in una prosa classicamente composta, ma ricca di accensioni liriche, una vasta, articolata dialettica tra sensualità e spiritualità, ragione e sentimento. Il suo interesse per le componenti irrazionalistiche del pensiero e per certe forme del misticismo orientale anticipa, sotto vari aspetti, gli atteggiamenti delle ultime avanguardie statunitensi ed europee e spiega la nuova fortuna che i suoi libri hanno trovato presso le giovani generazioni successive.
di Gilgamesh at 12:59:19
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28/08/2003
Famous Blue Raincoat
Una bella canzone di Leonard Cohen, autore canadese piuttosto noto tra gli appassionati e al quale sono state dedicate molte cover. Insieme a "Suzanne" questo è forse il suo brano più famoso, dall'album "Songs of Love and Hate".Famous Blue Raincoat / Leonard Cohen It's four in the morning, the end of december I'm writing you now just to see if you're better New York is cold but I like where I'm living There's music on Clinton Street all thru the evening. I hear that you're building your little house deep in the desert You're living for nothing now I hope you're keeping some kind of a record Yes and Jane came by with a lock of your hair She said that you gave it to her That night that you planned to go clear Did you ever go clear? The last time we saw you, you looked so much older Your famous blue raincoat was torn at the shoulder You'd been to the station to meet every train You came home alone without Lili Marlene. And you treated my woman to a flake of your life And when she came back she was nobody's wife Well, I see you there with a rose in your teeth One more thin gypsy thief Well, I see Jane's awake She sends her regards. And what can I tell you my brother, my killer What can I possibly say I guess that I miss you, I guess I forgive you I'm glad you stood in my way. If you ever come by here for Jane or for me Your enemy is sleeping, and his woman is free Yes, and thanks for the trouble you took from her eyes I thought it was there for good so I never tried. And Jane came by with a lock of you hair She said that you gave it to her That night that you planned to go clear -- Sincerely, L. Cohen
Sono le quattro del mattino, alla fine di dicembre ti sto scrivendo ora giusto per vedere se stai meglio New York è fredda ma mi piace dove vivo C'è musica giù in Clinton Street per tutta la sera. Ho sentito che stai costruendo la tua casetta in pieno deserto Stai vivendo per nulla ora, spero tu stia tenendo qualche tipo di diario Si, e Jane venne con una ciocca dei tuoi capelli Disse che gliel'avevi data Quella notte che progettavi di chiarire Hai mai chiarito? L'ultima volta che ti abbiam visto, sembravi tanto invecchiato il tuo famoso impermeabile blu gettato sulla spalla Eri stato alla stazione ad aspettare ogni treno Sei venuto a casa solo senza Lili Marlene. E hai ridotto la mia donna a un fiocco della tua vita E quando lei è ritornata era la moglie di nessuno Bene, ti vedo là con una rosa tra i denti Un altro magro ladro gitano Bene, vedo che Jane è sveglia Ti manda i suoi saluti. E cosa posso raccontarti, fratello mio, mio assassino Cosa posso assolutamente dire Penso che tu mi manchi, penso di averti perdonato Sono contento tu abbia incrociato la mia strada. Se tu sei mai venuto qui per Jane o per me Il tuo nemico dorme, e la sua donna è libera Si, e grazie per la pena che hai tolto dai suoi occhi Io pensavo fosse là per un buon motivo così non ho mai tentato E Jane venne con una ciocca dei tuoi capelli Disse che gliel'avevi data Quella notte che progettavi di chiarire -- Cordialmente, L. Cohen
Ne esistono molte interpretazioni, ma continuo a preferire l'originale. Se eventualmente voleste anche ascoltarla, la trovate qui.
di Gilgamesh at 11:08:45
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25/08/2003
Un po' di Goethe non fa mai male
Ritorno oggi dalle ferie, scusate il mancato avviso di latitanza, ma mi è proprio mancato il tempo di aggiornare, tra l'altro dovrei ancora sistemare links, template e un po' di cosette.Per farmi perdonare, una graziosa poesia del grande Wolfgang, con al seguito traduzione dal tedesco per i non germanisti :o)
Da dove siamo nati? Da dove siamo nati? Dall'amore. Come saremmo perduti? Senza amore. Cosa ci aiuta a superarci? L'amore. Si può trovare anche l'amore? Con amore. Cosa abbrevia il pianto? L'amore. Cosa deve unirci sempre? L'amore.
di Gilgamesh at 20:15:59
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07/08/2003
Es como una marea..
Pablo Neruda ha scritto molte splendide poesie. Mi sono già cimentato, circa un mese fa con un altra poesia dello stesso autore, "Siento tu ternura..", ora ho trovato questa, gradevolissima e ugualmente sensuale:Per le note biografiche, rimando al link iniziale. Dedicata a chi ancora non è in vacanza.
di Gilgamesh at 10:43:20
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06/08/2003
Alone
Edgar Allan Poe, oltre ai famosi racconti, ha scritto anche splendide poesie. Altrove ne ho già pubblicato una, con relativa traduzione. Questa è un'altra che mi è sempre piaciuta:Fin dall'infanzia, io già non ero Come gli altri erano, nè vedevo Come gli altri vedevano. Mai Derivai da una comune fonte Le mie passioni - né mai, Da quella stessa, i miei affanni. Nè la gioia al mio cuore Io ridestavo in accordo con altri. Tutto quello che amai, io l'amai da solo. Allora - in quell'età - nell'alba D'una vita tempestosa - fu derivato Da ogni più oscuro abisso di bene e male Il mistero che ancora m'avvince - Dai torrenti e dalle sorgenti - Dai rossi picchi dei monti - Dal sole che mi ruotava intorno Nelle sue dorate tinte autunnali - Dal fulmine nel cielo Che balenava su di me- Dal tuono e dalla tempesta - E dalla nuvola che assumeva la forma (mentre era azzurro il resto del Cielo) D'un demone alla mia vista.
Come sempre, nella traduzione è difficile rendere le sfumature di significato (ad esempio nel penultimo verso il doppio significato di Heaven -> cielo/paradiso) ed altre sottigliezze, e soprattutto rendere il metro e il ritmo dell'originale, soprattutto con un autore come Poe. Spero sarete indulgenti.
01/08/2003
La Chanson des vieux amants
Ho trovato qualche giorno fa questa canzone di Jacques Brel, e visto il persistere dei problemi dall'altra parte, la pubblico qua, spero vi piaccia com'è piaciuta a me:Certo ci fu qualche tempesta anni d'amore alla follia. Mille volte tu dicesti basta mille volte io me ne andai via. Ed ogni mobile ricorda in questa stanza senza culla i lampi dei vecchi contrasti non c'era più una cosa giusta avevi perso il tuo calore ed io la febbre di conquista. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall'alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. So tutto delle tue magie e tu della mia intimità sapevo delle tue bugie tu delle mie tristi viltà. So che hai avuto degli amanti bisogna pur passare il tempo bisogna pur che il corpo esulti ma c'é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore dall'alba chiara finché il giorno muore ti amo ancora sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia tormenti sulla nostra via ma dimmi c'é peggior insidia che amarsi con monotonia. Adesso piangi molto dopo io mi dispero con ritardo non abbiamo più misteri si lascia meno fare al caso scendiamo a patti con la terra però é la stessa dolce guerra.
Il percorso artistico di Brel inizia da giovane quando, lasciata la famiglia a Bruxelles (vi nasce nel 1929), cerca di sbarcare il lunario esibendosi nei vari locali parigini. Le canzoni di sua composizione, romantiche (spesso malinconiche), immediate, spesso crude e caratterizzate da vere e proprie punture satiriche, spiazzano dapprima il pubblico che si dimostra palesemente ostile, specialmente nei confronti di uno "straniero".Nel recensire un suo spettacolo , un giornalista non manca di fargli notare che "ci sono ottimi treni per Bruxelles". I veri intenditori , fortunatamente , gli offrono occasioni importanti permettendogli di incidere i suoi primi dischi. Anche Juliette Gréco registra un brano di Jacques Brel"Le diable". Nei suoi testi si fa sempre più insinuante l'affannosa e disarmante ricerca della verità assoluta, quella che, mai come oggi, risulta poco compatibile alle logiche del mercato e della persuasione televisiva; quasi legittimamente indegna di essere detta e cantata. Jacques Brel, spinto dal bisogno estremo di andare contro le assolute e assodate convenzioni, assume via via caratteri personali propri, fino a sfumare poi in un esistenzialismo umanistico alla Camus (che Brel reputa "cristiano di spirito"). Questo aspetto segna la sua profonda critica alle abitudini degli uomini verso il senso religioso; emblematica questa sua dichiarazione: "lo detesto la carità. Passo il mio tempo a farla semplicemente perché sono troppo debole per imporre la giustizia". La sua fama cresce in modo smisurato, tantochè, dopo il suo primo occasionale trionfo all'Olympià (Marlene Dietrich dà forfait all'improvviso), Brel calca i palcoscenici di mezzo mondo: Europa, Unione Sovietica, Siberia e Caucaso compresi, l'Africa ,l'Asia, l'America. Nel '65 il suo primo concerto alla Carnegie Hall, dove per vederlo entrano 3800 spettatori ma ottomila restano fuori dai cancelli, è così commentato da un critico newyorkese: "Un avvenimento che segna non solo l'inizio di una nuova era per la canzone moderna, ma anche l'avvento di una tecnica inedita nell'esercizio del mestiere di interprete". E Robert Alden sul "New York Times: "Anche gli spettatori che non sanno una parola di francese hanno capito e interpretato ciò che Brel aveva da dire. Brel non predica con le canzoni. Le vive usando le sue mani grandi, il corpo agile, le braccia espressive. La sua voce potente e persino le gambe hanno malizia e humour". Tanto entusiasmo, curiosamente, non è condiviso in Italia, dove Brel non è mai stato lanciato né in teatro, né sul mercato discografico (perché è di mercato che si tratta). Il debito con lui, evidentemente, lo abbiamo pagato a posteriori, attraverso l'influenza che ha esercitato sui nostri più significativi cantautori; per cui, affezionatosi a questi, il pubblico italiano ha rimosso l'esistenza dei loro modelli originali, soprattutto se francesi. L'influsso di Brel è vivo ancora oggi e porta la sua cifra in Gino Paoli, Luigi Tenco, Gaber, Endrigo, Lauzi, De André, Guccini, Vecchioni e molti altri. E' il 1966 quando Brel lascia tutti a bocca aperta scegliendo inatteso il silenzio: a partire dall'anno dopo non canterà più in pubblico. Ecco alcune delle sue spiegazioni: "C'est tout. Ho bisogno di essere coerente e onesto con me stesso. Ho bisogno di libertà". Al giornalista Robert Malat chiarirà: "Non è normale cantare in pubblico. E' normale cantare in bagno perché si è felici, perché si è soli, ma in pubblico no. Quando cantavo morivo di fifa. Se avevo due matinée e una serata, vomitavo tre volte. Era atroce! Ma quando un uomo non ha paura prima di andare a letto con una donna, vuol dire che non l'ama. Con la canzone è la stessa cosa". Ai giornalisti Anne Manson e Michel Dunois : "Mi sentivo diventare il funzionario di un meccanismo, e questo non lo sopporto". Duilio Del Prete (Artista e primo traduttore di Jacques Brel in Italia), disse dell'amico Jacques Brel: "Non poteva più eccellere in una civiltà dove la creatività è condizionata dall'industria culturale e dal mercato di massa. Posso dire, ora, che aveva ragione. Il troppo stroppia." (Tratto liberamente dal volume: Jacques Brel; di Enrico De Angelis - ARCANA editrice-Milano)
di Gilgamesh at 18:38:50
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